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Dal PSTD (Piano di Sviluppo delle Tecnologie Didattiche) alle

TIC (Tecnologie dell’Informazione e della Comunicazione)

 

 

 

Nel corso dell’anno scolastico 2002/2003 una parte consistente dei docenti italiani, oltre 180.000, è stata coinvolta come corsista o come tutor nel Piano nazionale di Formazione degli insegnanti sulle T. I. C. (tecnologie dell’informazione e della comunicazione) – da qui la tanto usata sigla ForTIC. Per chi è stato coinvolto a vario titolo non sempre è stata chiara l’organizzazione complessiva, per gli altri attori scolastici l’interesse non è andato al di là della mera curiosità. Riteniamo utile quindi in questa sede iniziare richiamando lo sviluppo delle nuove tecnologie nel mondo della scuola italiana e concludere con qualche riflessione personale nata dall’esperienza quali tutor A e B in Lombardia. L’impegno del Ministero dell’istruzione nel campo dell’utilizzo delle T. I. C. nella didattica e, più in generale, nell’e-governement scolastico non è da oggi. Già da diversi anni, grazie anche all’impegno di singoli docenti, degli allora provveditorati e sovrintendenze regionali e anche di meritevoli ispettori, sono state messe in campo molte iniziative. Il processo in corso ha acquisito maggior visibilità e notevole impulso con il P. S. T. D.

 

IL PROGRAMMA DI SVILUPPO DELLE TECNOLOGIE DIDATTICHE 1997–2000

Ha preso avvio nell’aprile del 1997 con la circolare 282, con l’obiettivo di porre tutte le istituzioni scolastiche in condizioni di elevare la qualità dei processi formativi; grazie all’uso generalizzato delle tecniche e delle tecnologie multimediali, si sarebbe ottenuto un miglioramento dell’efficacia dell’insegnamento e dell’apprendimento delle discipline e della professionalità dei docenti. Il programma aveva una durata di quattro anni e si divideva in due azioni principali: la prima (progetto 1a) rivolta agli insegnanti attraverso un’azione di formazione degli stessi e la creazione nella scuola di postazioni di lavoro ad essi riservate, la seconda (progetto 1b.), finalizzata all’utilizzo della multimedialità nella didattica. Una successiva circolare, la 196 del 1998, dava indicazioni operative per l’accesso ai finanziamenti e sollecitava le scuole ad attivare un collegamento ad internet. Preannunciava inoltre l’attivazione del sito della pubblica Istruzione e del Centro Europeo dell’Educazione, forniva l’indirizzo del sito della BDP di Firenze (Centro di Documentazione Pedagogica) e promuoveva alcuni progetti europei quali Netdays 98 e European Scoolnet. Oltre a ciò la circolare segnalava l’opportunità di dotare la scuola di un’antenna satellitare digitale per accedere a trasmissioni di tipo culturale ed educativo nazionali.

I corsi del progetto 1a, della durata di 48 ore, si sono svolti e hanno avuto come oggetto lo studio, la valutazione, l’elaborazione, la produzione di ipermedia, la navigazione in internet per la ricerca di informazioni utili alla preparazione degli stessi. I progetti 1b, caratterizzati da scelte tecniche, organizzative, curricolari e didattiche specifiche, sono stati portati avanti autonomamente dalle singole scuole: erano. Sul territorio nazionale sono stati attuati dei progetti speciali (per esempio per l’insegnamento della lingua inglese nelle scuole elementari) e pilota che fossero originali e servissero da modello, in quanto ripetibili, e coinvolgessero più scuole nella loro realizzazione.

 

Anche a livello europeo si sentivano dei segnali: l’iniziativa “eEurope: Una società dell’informazione per tutti”, varata dalla Commissione europea nel dicembre del 1999, aveva l’obiettivo di fare dell’Unione europea, entro il 2010, l’economia della conoscenza più competitiva e dinamica del mondo favorendo i collegamenti a internet. A partire dal giugno del 2001, i paesi membri approvarono l’attuazione del piano d’azione eEurope, mirato ad accelerare le riforme e la modernizzazione delle economie dei paesi candidati, creando accessi a banda larga a prezzi competitivi, rendendo sicure le reti e diffondendo l’uso delle tecnologie dell’informazione presso le pubbliche amministrazioni.

Ecco che in questo contesto ben si inserisce il piano delle TIC varato dal ministero della pubblica istruzione in due diverse direzioni:

- circolare 152 del 18 settembre 2001 “Infrastrutture tecnologiche nelle scuole - Indicazioni operative e finanziarie per l’anno 2001;

- circolare 55 del 21 maggio 2002 “Piano Nazionale di Formazione sulle Competenze Informatiche e Tecnologiche del Personale della scuola.

 

INFRASTRUTTURE TECNOLOGICHE

La circolare 152 si prefigge di incrementare l’accessibilità a studenti, docenti e personale della scuola alle risorse interne, di migliorare l’organizzazione ed il potenziamento delle risorse scolastiche, riconosce le esigenze di autoformazione e formazione a distanza del personale della scuola e intende favorire l’accesso ai servizi in rete telematica da parte di tutte le componenti scolastiche. Per far questo il Ministero stanzia delle risorse che servono a cablare, almeno in parte, gli edifici scolastici, creando un numero di postazioni in rete congruo con il numero degli alunni, corredate di dispositivi di accesso alla rete esterna e di un collegamento telefonico con larghezza di banda di trasmissione sufficientemente larga per consentire i lavori didattici multimediali. Ciascuna direzione regionale a questo punto si è mossa autonomamente; in Lombardia si è creato un gruppo di lavoro e sono stati organizzati seminari regionali e conferenze di servizio locali, al fine di sensibilizzare il personale scolastico coinvolto nell’innovazione. Nel giugno del 2002 le scuole sono state invitate a chiedere il finanziamento base di 8.250,00 € compilando schede di progetto nelle quali fossero date anche indicazioni sulle iniziative attivate circa l’acquisizione della Patente Europea del Computer (ECDL) dando avvio alla “azione a” del progetto. Contemporaneamente, nello stesso mese, si davano anche indicazioni per l’avvio della “azione b” che prevedeva l’aggregazione delle scuole (reti di scuole) per favorire la costituzione di comunità virtuali, capaci sia di rielaborare le migliori pratiche didattiche e/o organizzative, relative alle aree tematiche che si intendevano privilegiare, sia di diffonderle in rete per la visibilità e la costituzione di “modelli”.

Ecco che in Lombardia si sono costruite delle Reti Scolastiche Interprovinciali (RSL) che avrebbero reso fruibile e visibile il loro prodotto nell’anno scolastico 2002 – 2003; queste scuole dovevano garantire di avere già al loro interno un cablaggio di tipo base, competenze professionali adeguate alla gestione del progetto di rete e dovevano cercare di acquisire fondi anche con finanziamenti esterni, per mostrare il loro legame col territorio.

Il Piano nazionale di formazione sulle Competenze informatiche e tecnologiche del Personale della scuola, oggetto della C. M. 55/2002 riguarda l’azione “b” del piano complessivo delle TIC. Tutto ciò doveva essere utilizzato dal personale docente per il quale era stato costruito un apposito piano di formazione, articolato in tre diverse direzioni: uso del computer nella didattica e nella gestione della scuola (percorso A), coordinamento e orientamento all’uso delle risorse tecnologiche e multimediali nella didattica (percorso B), configurazione e gestione di infrastrutture tecnologiche nelle scuole (percorso C).

La formazione dei docenti sarebbe avvenuta attraverso corsi specifici svolti in presenza, autoformazione e attraverso l’uso di strumenti e servizi di supporto, forniti in rete. Era necessario quindi costruire una piattaforma accessibile in internet sulla quale rendere disponibile il materiale da prelevare per la formazione e selezionare i tutor d’aula ai quali far frequentare corsi di formazione specifici al fine di rendere omogenea l’offerta di formazione realizzata nelle singole sedi. Per raggiungere il primo di questi obiettivi si è costituito nel sito dell’Istituto Nazionale di Documentazione per l’Innovazione e la Ricerca Educativa (INDIRE) un ambiente di rete nel quale pubblicare il materiale menzionato; per la formazione dei tutor, si sono organizzati corsi specifici presso le Università: in Lombardia sono state scelte sedi milanesi quali l’università Bocconi per la formazione dei tutor dei corsi A, la Cattolica per quelli dei corsi B, e il Politecnico per i tutor dei corsi C. L’iscrizione ai corsi, la gestione e l’attivazione degli stessi era fattibile dal sito www.invalsi.it/monfortic, appositamente attivato dal Ministero. L’accesso alla piattaforma dell’Invalsi, possibile tramite codici e password personali, era destinato inizialmente ai direttori dei corsi (dirigenti scolastici delle scuole sede di corsi), ai corsisti e alle Direzioni Regionali e, successivamente, reso possibile anche per i tutor dei corsi.

Nella premessa ai percorsi formativi delle “Linee guida per l’attuazione del piano” ForTIC, si specifica che la professionalità docente finora si è mossa su due assi: conoscenze delle discipline e capacità di progettare e gestire processi di apprendimento negli studenti. Si indica che è il momento opportuno di fornire competenze ai docenti sull’uso delle tecnologie: fornendo loro strumenti di supporto all’organizzazione e alla gestione della propria attività professionale, alla loro attività culturale (Internet offre la possibilità di reperire materiali utili alla didattica delle discipline e la possibilità di comunicare / collaborare in maniera proficua con colleghi ed esperti lontani, partecipando a dibattiti e seminari a distanza), strumenti che sarebbero stati in grado di migliorare e facilitare il processo di apprendimento delle discipline da parte dei propri allievi.

 

I PERCORSI FORMATIVI

L’azione del ForTIC partendo da questa situazione di base che teneva conto dei livelli di partenza dei docenti,  propone tre percorsi formativi:

a) percorso di base per utenti delle tecnologie per la didattica rivolto ai docenti con scarse capacità nel loro ambito didattico : questo livello dovrebbe essere acquisito da tutti gli insegnanti, tuttavia il numero previsto di partecipanti è mediamente il 20% del personale di ruolo presso ciascuna istituzione scolastica (azione A),

b) percorso formativo destinato ai referenti per l’uso delle risorse tecnologiche e multimediali nella didattica rivolto a docenti già esperti: a questo percorso partecipa un docente di ruolo scelto dal dirigente scolastico. In totale si tratta di 15.0000 corsisti (azione B),

c) percorso formativo per responsabili delle infrastrutture tecnologiche della scuola o reti di scuole rivolto a docenti esperti o specialisti di TIC: a questo percorso partecipano 5.000 persone su tutto il territorio nazionale, quindi, non essendo possibile formare una figura per ogni scuola, i dirigenti scolastici devono accordarsi per scegliere un nominativo che assicuri adeguata assistenza tecnologica anche a più istituzioni.

Percorso formativo A (Informatica di base) Offre 14 moduli divisi in due aree con i quali il corsista può costruire un percorso individualizzato scegliendo 10 moduli. La prima area riguarda l’informatica di base e fa riferimento alla Patente europea, la seconda esplora i temi relativi all’intreccio tra nuove tecnologie, didattica, modelli di apprendimento e professionalità docente con la presenza di un modulo su alcuni concetti di informatica teorica.

Percorso formativo B (Didattica e tecnologie) Prevede 10 moduli: innovazione nella scuola, processi di apprendimento / insegnamento, discipline, ambienti di apprendimento, valutazione, formazione professionale continua, integrazione dei disabili, gestione della scuola con l’uso delle TIC, collaborare e apprendere in rete, formazione in rete.

Percorso formativo C (Gestione dell’infrastruttura tecnologica) Si divide a sua volta in due percorsi il C 1 di 10 moduli e in C 2 di 14 moduli sui seguenti argomenti: infrastrutture informatiche all’interno di un istituto scolastico, sistemi hardware e software, individuazione dei malfunzionamenti, conoscenze fondamentali sulle reti (hardware, sistemi operativi di rete, reti di reti, progetto, amministrazione e gestione di reti), struttura e organizzazione di Internet, realizzazione di pagine web, creazione e mantenimento di un sito web.

 

I TUTORS

Alcune migliaia di insegnanti si sono trovati a svolgere il compito di tutor d’aula, figura a tutti gli effetti equiparabile a quella del docente-formatore. Essi sono stati reclutati fra il personale di ruolo sulla base di autocandidature o fra esperti esterni (università, agenzie formative, …). In alcune regioni la conduzione dei corsi è stata affidata all’esterno, in altre si sono utilizzate forze provenienti dal mondo della scuola o si è optato per soluzioni miste.

Interessante la scelta operata dall’Ufficio scolastico della Lombardia: le candidature dei tutors sono state raccolte on-line a livello centralizzato per tutte le province attraverso la compilazione di una serie di maschere riguardanti le competenze e le motivazioni personali. Dalla valutazione delle domande presentate, operata dall’Ufficio scolastico regionale di concerto con i referenti dei C. S. A., sono stati prodotti degli elenchi, divisi per provincia, di candidati tutors A, B e C dai quali i dirigenti delle scuole sede dei corsi A e la direzione regionale per i corsi B e C hanno attinto per effettuare le nomine. I tutors hanno frequentato corsi di formazione (di durata dalle 32 alle 80 ore a seconda del percorso) si sono così potute valorizzare le realtà già presenti in Lombardia, creando formatori di livello medio-alto, da utilizzare per iniziative future. Il lavoro di autoformazione dei corsisti è supportato da molto materiale disponibile on-line (e su cd-rom per l’azione A) prodotto dall’Indire, dall’Invalsi, dall’ITD-CNR di Genova e da varie direzioni regionali e dal materiale prodotto dai tutors nei propri corsi di formazione.

 

RILIEVI CRITICI

L’avvio della macchina della formazione è stato non privo di problemi, relativi soprattutto all’organizzazione iniziale e all’uso della “piattaforma”dell’Invalsi. I corsi di formazione per i tutors in Lombardia sono iniziati in netto ritardo rispetto alle ipotesi iniziali, ma, nell’arco di dieci giorni, si è passati dalla riunione iniziale di presentazione, all’attivazione dei corsi in presenza presso le sedi universitarie milanesi.

Per quanto riguarda invece la piattaforma dell’Invalsi balza subito all’occhio come i corsisti neofiti non potessero essere in grado di accedervi autonomamente.

Più complesso è stata poi, per i tutor A, la gestione degli iscritti, perché questi non risultavano visibili sin quando non completavano l’iscrizione con la scelta dei moduli.

I tutors si sono trovati poi di fronte a classi eterogenee, hanno quindi dovuto sfoderare tutte le proprie capacità organizzative, attivando lezioni differenziate per gruppi di livello, sfruttando chi aveva già competenze nel campo, per sostenere i meno capaci e assegnando talvolta lavori da svolgere autonomamente.

Anche i direttori dei corsi non hanno avuto vita facile: per loro il problema è legato alla certificazione delle ore di corso svolte dai corsisti; non esiste alcun problema per quelle in presenza, ma non ci sono strumenti per lo studio autonomo, nemmeno utilizzando l’accesso dei corsisti all’aula virtuale, perché questi non sono contabilizzabili.

 

Quali le prospettive future? Sicuramente solo alcuni dei frequentanti l’azione A riusciranno a raggiungere gli obiettivi prefissati, ma non tutti, forse neppure la maggior parte e comunque i partecipanti rappresentano solo il 20% dei docenti con contratto a tempo indeterminato. I corsisti B sono persone motivate, con una preparazione specifica maggiore, magari già impegnati nell’uso delle TIC in ambito scolastico; in occasione del ForTIC hanno ricevuto nuovi stimoli e nuove idee. Il percorso C ha creato amministratori e progettisti di reti. Il ForTIC avrà nuove edizioni? Si spera di sì, per raggiungere un numero maggiore di insegnanti. Che ci sia o non ci sia un seguito restano comunque diversi problemi. Come supportare in futuro i corsisti A? I frequentanti l’azione B dovrebbero svolgere funzioni di counseling sull’uso didattico delle risorse tecnologiche ai colleghi della propria scuola: non è il caso di creare strutture permanenti (community on-line, incontri, …) per non ‘perderli’ e per supportarli nel loro compito? I corsisti C sono in numero minore rispetto al numero delle istituzioni scolastiche (in rapporto di circa 1 a 3), come poterli impegnare nella loro scuola di appartenenza e nelle viciniori se non sono previste forme di distacco, semi-esonero o simili?

Gli interrogativi sono molti. Speriamo che non vadano disattesi in considerazione dei grossi sforzi compiuti in termini di persone e di mezzi e alla luce del fatto che per la prima volta la scuola italiana si trova vicina a una svolta nel campo dell’ICT, elemento portante della riforma scolastica.